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E' certamente difficile pensare di predisporre percorsi individualizzati o personalizzati in contesti in cui le esigenze e le diversità hanno un rilievo fortemente caratterizzato. Occorre quindi pensare a metodi e strumenti che possano essere applicati a tutti e contemporaneamente possano essere valutate e valorizzate le diversità.
...Disabili, DSA, disagio o difficoltà di apprendimento nella loro più ampia accezione...Forse è bene immaginare un’apertura reale e totale della dimensione didattica della scuola, una dimensione che dal personale si apra al sociale, al territorio, alle relazioni e non mediate e limitate ad un ambiente scolastico già strutturato. Non si tratta di una revisione degli ordinamenti ma nel dar corso e valore di verità a quanto già previsto.

Proviamo a interpretare correttamente il POF, ha dare un valore rilevante al PDP, ha rivisitare il RUOLO DEL SOSTEGNO così come ha dere una interpretazione di LABORATORIO più articolata e aperta al territorio. Forse allora potremmo pensare ad un organizzazione scolastica aperta e plastica.

 

Il POF innanzitutto, lascia ampio margine di manovra e di autonomia nell’organizzazione delle attività scolastiche. Il 20% delle ore sono gestibili autonomamente, al di là e al di fuori di consuetudini, di programmi, di schemi ripetitivi di orari scolastici. All'interno di questa potenzialità e disponibilità oraria, è possibile inserire laboratori, interventi, gruppi di lavoro e di studio, gruppi di ricerca che coinvolgano tutta la classe, che coinvolgano trasversalmente le classi, che aprano spazi di coinvolgimento differenti, luoghi di confronto e strumenti di studio alternativi allo spazio classe.

 

PDP / PEP / PEI /PSP sono in fondo acronimi con molti punti di contatto, sono articolazioni di concetti molto legati e interdipendenti, tanto da poter pensare ad un modello che potrebbe rispondere alle esigenze di tutti, modellarsi in rapporto alle necessità dei singoli e facilitare la lettura e la stesura ai docenti. La sua stesura completa, pur non essendo una condizione sufficiente, è pur sempre condizione necessaria per rispondere ai problemi emergenti di una società sempre più multietnica e culturalmente aperta alle diversità e che dovrebbe tendere all’inclusione. Quello che abbiamo proposto già nel 2006 con il patrocinio dell'USP, aveva questa ambizione

Bisogni Educativi Speciali, sono termini ben chiari e precisi, e non possono trovare risposte solamente all'interno di un Piano Didattico Personalizzato.

BISOGNO, sfera di attenzioni che vanno al di là di una programmazione didattica, che penetrano e condizionano il concetto di inclusione poiché apre la porta a bisogni differenti, esigenze e necessità che spesso travalicano il rapporto quotidiano discente-docente
EDUCATIVO
, campo relazionale che offre spunti di conoscenza e di crescita che contaminano i ruoli istituzionali, che confinano e invadono sfere personali o comunque non convenzionali, che entrano imperanti nella gestione della didattica
SPECIALI,
non consuetudinaria, particolarità e singolarità che difficilmente possono essere racchiuse in una visione gestionale dei rapporti d’aula, una gestione pur illuminata da metodologie d’avanguardia, da moderne strumentazioni multimediali.

Parlare quindi di disabilità, DSA, disagio o difficoltà di apprendimento nella sua più ampia accezione, non possiamo che immaginare un’apertura reale e totale della dimensione didattica della scuola, una dimensione che dal personale si apra al sociale, al territorio, alle relazioni vere e non mediate ad un ambiente scolastico già strutturato nel suo piccolo mondo di ruoli. Non si tratta di una revisione degli ordinamenti ma nel dar corso e valore di verità a quanto già previsto.


 

RUOLO DEL SOSTEGNO
Spesso confinato in un piccolo mondo relazionale, in posizione subordinata e marginale nel consesso dei consigli di classe, il docente di sostegno è troppo spesso dimentico della sua potenzialità nella scuola, del suo essere sostegno alla classe e di più, alla scuola, il suo essere docente in più, con la possibilità di aprire nuovi spazi laboratoriali, nuove azioni educative, nuove condizioni di formazione e di crescita. La multimedialità, e con essa anche la proposta metodologica del sito www.studioinmappa, rischia di assolvere a tutti i bisogni di alternativa alla lezione frontale, risposta a tutte le esigenze di laboratorio, di strada diversa per il sapere, di metodo e strumento alternativo per la conoscenza.


 

LABORATORIO
Vogliamo proporre e documentare una serie di laboratori che hanno posto l’accento sul carattere inclusivo dell’ esperienza, dove inclusione non vuol dire essere attori di un’unica esperienza, partecipare ad attività comuni pur con funzioni personalizzate. Inclusione vuol dire vivere e sperimentare la realtà da differenti punti di vista, dare alle idee e ai percorsi di crescita cammini differenti con prospettive comuni, inclusivo è vivere la propria realtà, la propria esperienza e condividerne i valori e i risultati per un progetto comune. Includere vuol dire esaltare le originalità, le passioni e gli interessi personali per trovare un’armonia collettiva, per consolidare un bene comune.

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